AttualitàExtraction végétale
Lors du PCH Meeting de Lyon, conférence sur l'extraction de molécules naturelles par les gaz liquéfiés.
La Direttiva Europea 94/9/CE detta direttiva ATEX è spesso erroneamente considerata una norma imposta agli elettricisti.
La direttiva ATEX non è una norma elettrica.
Infatti, in tutto testo della direttiva, il termine "elettricità" è menzionato soltanto una volta e con riferimento ai rischi derivanti dall’elettricità statica ! La direttiva ATEX riguarda l'insieme di attori, costruttori e utenti e non soltanto gli elettricisti.
La maggior parte degli apparecchi che produciamo sono installati in zona ATEX. I nostri apparecchi sono costruiti secondo la normativa ATEX della Direttiva Europea 94/9/CE per evitare rischi di incendio, esplosione o deflagrazione dovuti alla coincidenza di tre fattori:
I nostri apparecchi sono concepiti per evitare qualsiasi sorgente di ignizione in atmosfere in cui ossidanti e combustibili si mescolano.
I nostri apparecchi sono considerati "unità" funzionali ai sensi della Direttiva ATEX 94/9/CE.
CELSIUS è un'azienda abilitata alla produzione di moduli di propulsione, unità classificate come appartenenti alla categoria 2, per essere utilizzate in zona 1 o 2 nel rispetto della normativa ATEX. Il marchio CE sarà presente secondo il caso:
Il marchio dei nostri apparecchi stabilisce le condizioni di utilizzo:
| 2 | I nostri apparecchi sono classificati nella categoria 2 e possono essere montati in zona 1 o 2 (vedere in basso per ulteriori informazioni) |
| G | I nostri apparecchi possono essere utilizzati in atmosfera esplosiva gassosa (vedere in basso per ulteriori informazioni) |
| IIB o IIC | Natura del combustibile (vedere in basso per ulteriori informazioni) |
| T3 o T4 | Classe di temperatura (vedere in basso per ulteriori informazioni) |
Durante la costruzione di skid o di unità di produzione complete, CELSIUS rispetta le diverse modalità di protezione e si assicura che l'utilizzo simultaneo dei materiali nelle condizioni di servizio previste non crei rischi supplementari e non previsti dai costruttori.
La valutazione dei rischi è responsabilità dell'operatore e il pericolo è codificato in base ai seguenti criteri:
Le zone a rischio G sono classificate in base alla periodicità del pericolo:
| Zona 0 | Atmosfera esplosiva gassosa presente permanentemente o per un lungo periodo. Gli unici apparecchi elettrici presenti in zona 0 sono classificati nella Categoria 1. |
| Zona 1 | Atmosfera esplosiva gassosa presente temporaneamente in funzionamento normale. E' questo il caso, per esempio, di apparecchi dotati di sportello di ispezione aperto durante una normale operazione di funzionamento. Gli unici apparecchi elettrici presenti in zona 1 sono classificati nella Categoria 1 o 2. |
| Zona 2 | Atmosfera esplosiva gassosa presente accidentalmente e di breve durata. E' questo il caso, per esempio, di ambienti non immediati degli apparecchi, confinati in aree ad atmosfera controllata, ma che potrebbero accidentalmente liberare solventi volatili. Gli unici apparecchi elettrici presenti in zona 2 sono classificati nella Categoria 1, 2 o 3. |
Altre zone a rischio (D) sono definite in base alle atmosfere polverose: zone 20, 21 e 22 secondo gli stessi criteri di periodicità.
Il gruppo di esplosione è definito in base alla pericolosità del gas o del solvente volatile presente:
| Gruppo I : | Per le miniere grisutose e i loro apparecchi. Gas di riferimento: metano. |
| Gruppo II : | Per le altre atmosfere esplosive, suddivise in: |
| Gruppo IIA : | Gas di riferimento: propano. |
| Gruppo IIB : | Gas di riferimento: etilene. |
| Gruppo IIC : | Gas di riferimento: idrogeno. |
La natura dei combustibili presenti generalmente nei laboratori di sintesi o di estrazione di solventi è molto diversa e il gruppo di esplosione classificato dall'operatore è il Gruppo IIB , che corrisponde all'insieme dei gas presenti nell'industria della chimica fine, ad eccezione dell'idrogeno.
I laboratori che lavorano con idrogeno sono a loro volta classificati nel Gruppo IIC.
La classe di temperatura è definita in funzione della temperatura di accensione dei vapori di solventi presenti in laboratorio:
La classe di temperatura di un insieme completo non è definita soltanto in base ai componenti elettrici.
Un modulo di propulsione alimentato con vapore a 6 bar la cui temperatura di parete è pari a 165°C , si classifica come T3 nonostante siano presenti componenti elettrici di classe T4 o T6. Le istruzioni precisano che questa unità deve essere installata in laboratori con classe di temperatura T3 o più sicura. E l'operatore non potrà utilizzare solventi i cui vapori rischiano di incendiarsi al contatto con una parete a temperature minori di 200°C.
Generalmente, i motori di trascinamento montati nei laboratori di chimica fine rientrano nella classe di temperatura T4, quindi la parete del motore e gli organi accessibili ai gas non superano mai la temperatura di 135°C. Per un laboratorio in zona ATEX con classe di temperatura T4, i cui apparecchi siano stati correttamente classificati, l'operatore può utilizzare in tutta sicurezza solventi la cui temperatura di accensione sia superiore a 135°C.
La classificazione di motori elettrici T4 e di strumenti in base alla classe di temperatura T6, induce spesso l'operatore a classificare l'unità della zona ATEX del laboratorio in base alla classe di temperatura T4.
Ma una classificazione di laboratorio secondo la classe T4 impedisce all'operatore di utilizzare temperature di servizio superiori a 135°C e di tubi con vapore saturo a 6 bar la cui parete raggiunge i 165°C!
Quindi, anche se il motore della pompa rientra nella classe T4, la motopompa che mette in circolo il liquido a 165°C dovrà essere di classe T3. Lo stesso vale per l'agitatore di un reattore la cui temperatura massima di servizio è pari a 165°C.